La Sierra Leone - Sud Chiama Nord

IL PAESE IN CIFRE

 

Abitanti: 7.000.000
Superficie: 71.140 kmq
Capitale: Freetown
Lingua: Inglese (uff), Krio, Temne, Mende
Moneta: Leone  (1€ = 3600 leones)
Forma di governo: Repubblica Presidenziale
Religione: musulmani  50% ,Cristiani  15%,   Animisti  35%
Popolazione con Accesso all’acqua potabile: 20%
Popolazione con accesso alla corrente elettrica: 12%
Telefoni privati: 6 ogni 1000 abitanti

 

 

 

 

 

 

 

 

CENNI STORICI
I primi europei arrivati in Sierra Leone furono i commercianti portoghesi nel 1400 per sfruttarne le miniere d’oro e organizzare la tratta degli schiavi.
Quando fu abolita la schiavitù (1780) la gran Bretagna decise di inviare in questa terra gli africani che avevano ottenuto la libertà fondando la capitale Freetown (città libera).
I primi schiavi liberati furono però decimati dalle malattie e dai popoli indigeni così nel 1808 la Sierra Leone fu proclamata colonia inglese.
Nel 1961 ottenne l’indipendenza e nonostante la corruzione e le difficoltà economiche fu tra i pochi paesi africani a non subire una guerra civile fino agli anni ’90.
Nel 1991 piccoli gruppi di guerriglieri addestrati in Liberia iniziano ad attaccare villaggi nel sud del paese.
La situazione precipita nel 1996 quando un colpo di stato abbatte la giunta militare e buona parte dell’esercito nazionale si allea con i ribelli del RUF (fronte rivoluzionario unito) occupando e saccheggiando quasi tutto il paese,  numerosi missionari vengono tenuti in ostaggio e nei casi peggiori pagano con la vita la decisione di restare a fianco della gente.
La guerra si trascina fra atroci violenze sui civili fino al 2000 quando le nazioni unite decidono di intervenire con il più grande contingente mai dispiegato.
Nel Gennaio del 2001 il presidente Kabbah dichiara conclusa una delle più sanguinose guerre del nostro tempo.
Oggi è stato completato il disarmo e istituita una commissione di verità e riconciliazione  grazie a ciò la situazione del paese può dirsi finalmente tranquilla.
Gli ultimi caschi blu della forza multinazionale hanno lasciato il paese il 31 dicembre 2005

CRONOLOGIA DELLA GUERRA CIVILE
1991. Gruppi armati di ribelli (RUF) attaccano il nord del paese dal confine liberiano,il loro leader è Foday Sankoh dicono di voler porre fine al governo corrotto di Joseph Saidu Momoh
1992. Il giovanissimo capitano dell’esercito Valentie Strasser prende il potere con un colpo di stato in nome della sicurezza nazionale, per fronteggiare i ribelli arruola mercenari e bambini, tuttavia il RUF continua ad avanzare e possiede ormai l’intero nord est del paese
1993. Il generale Julius Maada Bio rovescia Strasser, organizza libere elezioni e firma un’accordo di pace con il RUF, E’ eletto presidente Ahmad Tejan Kabbah che forma un governo di unità nazionale insieme a esponenti del RUF
1994. Il leader del RUF Foday Sankoh, nominato è arrestato con l’accusa di continuare ad alimentare la guerriglia nel nord, l’esercito nazionale (AFRC) mal retribuito si allea ai ribelli, in maggio il maggiore John Paul Koroma prende il potere, Freetown è in balia di bande armate sanguinarie.
1995. RUF e AFRC controllano tutto il paese ma Freetown viene liberata dalle forze governative e da un esercito multinazionale africano
1996. Gennaio: I ribelli scatenano un’offensiva sulla capitale denominata “operation no living thing” migliaia di morti fra i civili, mutilazioni e stupri ma nel mese di Marzo vengono finalmente respinti a nord  A Luglio vengono firmati gli accordi di Lomè, è decisa la missione ONU e il governo di unità nazionale guidato da Kabbah. In ottobre arrivano i primi caschi blu, a novembre il leader del RUF Foday Sankoh è nominato vicepresidente.
1997. La storia si ripete, in maggio i ribelli del RUF, che non hanno mai deposto le armi, attaccano brutalmente le forze ONU, Sankoh è arrestato con l’accusa di appoggiare e guidare i rivoltosi
1998. Le forze dell’UNAMSIL avanzano appoggiate dai Kamajors (sanguinario gruppo armato che appoggia il governo) alla fine dell’anno l’esercito del RUF è totalmente sconfitto
1999. Iniziano il disarmo e la ricostruzione, i responsabili delle atrocità commesse da entrambe le parti vengono giudicati da una corte speciale
2000. Sankoh muore in carcere, Charles Taylor fugge dalla Liberia
2001. Il 31 dicembre si ritirano gli ultimi dei 17500 caschi blu dell’UNAMSIL, il processo di pace è completato.

LE MISSIONI
La Sierra Leone è un paese con tradizioni molto radicate che arricchiscono fortemente sia l’islam, la religione maggioritaria, sia il cristianesimo.
I primi protagonisti di una forte diffusione della religione cristiana furono gli schiavi liberati, che si erano convertiti in America, e , in seguito, alcuni missionari irlandesi avevano accompagnato i colonialisti inglesi fino a Lunsar già prima della seconda guerra mondiale.
Nei primi anni ‘50 quattro missionari saveriani partirono da Parma per stabilirsi nell’entroterra della Sierra Leone: molti li seguirono negli anni successivi.
A Lunsar arriva padre Attilio Stefani di Fontanaluccia (MO) che vi resterà fino alla sua morte nel 1994 e che viene ricordato come il missionario costruttore dato che nella sua lunga permanenza costruì con le sue mani centinaia di edifici fra scuole, chiese (anche la cattedrale di Lunsar, la chiesa più grande del paese), cliniche, magazzini e ponti.
Una delle cose che colpì fortemente Padre Attilio fu la difficile condizione della donna e, per migliorare la situazione, fece richiesta di una comunità di missionarie che si occupassero dell’istruzione femminile.
Nel 1959 giunsero così le prime Clarisse missionarie dal Messico.
Grazie alla presenza delle suore molte bambine e ragazze di Lunsar hanno potuto avere un’istruzione e la speranza di un futuro migliore.
I missionari non hanno mai abbandonato il “loro” popolo e persino durante la guerra hanno scelto di restare a fianco della gente. Molte strutture sono state danneggiate o distrutte e molti di loro hanno vissuto esperienze terribili come padre Mario Guerra, rapito dai ribelli e tenuto prigioniero per tre mesi nella foresta. Altri invece hanno perso la vita, come le quattro suore della carità uccise durante l’assedio di Freetown.
Oggi a Lunsar operano 3 missionari italiani dei padri giuseppini e 8 suore clarisse Missionarie.
Le missioni gestiscono 1 asilo, 3 scuole elementari, 2 scuole medie, 2 colleges e 2 scuole professionali, ospitando in tutto oltre 5000 studenti.
La serietà della preparazione offerta è riconosciuta a livello nazionale.